martedì 16 agosto 2016

Horror+Women Writers+Italy: La Diabolica Intervista ad ALDA TEODORANI


Horror+Women Writers+Italy: La Diabolica Intervista ad Alda  Teodorani



L’ultimo post delle Diaboliche Interviste raddoppia e si arricchisce: dopo l’interessante intervista a Simonetta Santamaria è la volta di un’altra importante protagonista dell’horror made in Italy, ovvero Alda Teodorani. Questa volta sarà lei, infatti, a fornire altri spunti di riflessione per quel che riguarda l’horror al femminile nell’attuale panorama editoriale nostrano.







Il tuo punto di vista su questo aspetto nel panorama italiano attuale.



A parte alcuni rari esempi, gli uomini tendono ancora a tenere a bada le donne in qualsiasi campo, anche in quello della scrittura, poiché non farlo dà loro una sensazione di frustrazione e di castrazione; se non altro questo succede agli imbecilli, che sia tra le donne che tra gli uomini, come tutti sapete, hanno una percentuale di presenza assai alta.

Non a caso, ad esempio, quando ci sono uomini scrittori che citano altri scrittori non parlano praticamente mai delle donne – a meno che non siano loro compagne o non cerchino di portarsele a letto – oppure ne parlano con quell'aria un po' da concessione, come a dire: poverine anche loro fanno horror, oppure ancora la gettano sul lato della bellezza, del fascino, ecc. Oppure, ancora, ne parlano male o cercano di infamarle, cosa che a me è successa più e più volte, di fatto precludendomi la pubblicazione presso quella o quell’altra casa editrice. Ma, contrariamente a molte mie colleghe, non sono arrivata alla pubblicazione appoggiandomi a quello o quell’altro uomo che aiutava per primi, secondi o terzi fini, anzi quando ho potuto ho aiutato uomini e donne, senza distinzione di sesso, a pubblicare le loro opere.

Insomma, i termini usati per definire una scrittrice sono sostanzialmente diversi da quelli usati per definire uno scrittore... parlo sempre in generale. Certo, ci sarebbe meno condiscendenza se si parlasse di una casalinga che va a fare la gara delle tagliatelle.



Del resto, è pure vero che il fatto di scrivere horror da parte di una donna, più che con altri generi, vuol dire comunque ritagliarsi la propria visibilità e mostrare un carattere forte per essere in grado di occupare una fetta di mercato di solito riservata agli uomini. Di fatto io ho suscitato una maggiore curiosità verso i miei libri sia nel pubblico che negli Editori per il mio essere donna. È anche vero che all'uscita del mio primo libro l'editore mi riferì di come molti suoi interlocutori credevano che io fossi un maschio ma probabilmente questo era dovuto più al fatto che narravo in prima persona da un punto di vista maschile piuttosto che da quello femminile e non potevano accettare che una donna potesse interpretare così bene, anche dal punto di vista anatomico, le sensazioni di un uomo. Eppure, non è forse questa la scrittura?



Editoria anni Novanta e editoria del Duemila. Piccoli editori e grandi editori. Ritieni sia cambiato qualcosa in questo specifico ambito?



Come ho già detto in alcune occasioni, siamo tutti un po' robotizzati, siamo tutti distratti da situazioni e luoghi anche virtuali che non possiamo controllare noi ma che invece ci controllano, questo ha fatto in modo che l'editoria subisse delle grandi trasformazioni soprattutto riguardo la capacità letteraria degli autori che pubblicano libri (sto parlando sempre di narrativa) oltre che la densità, l’intensità delle trame. Uno dei primi esempi in tal senso di questo nuovo corso è Cento colpi di spazzola...

L'editore è sempre più solo un commerciante e meno un amante della letteratura o della buona scrittura (io li chiamo i salumieri furbi), pubblica sempre meno prodotti di qualità nel senso di cui sopra. Si è creata così una voragine, – visualizza i libri pubblicati come i vari strati di sedimentazione in una roccia – un enorme buco dove avrebbe dovuto esserci qualcosa di buono perché di fatto dopo le sperimentazioni degli anni 90, dopo le varie factory di Tondelli e altri, non c'è stato niente che sia stato in grado di rimpiazzare quei prodotti, complici anche i programmi spazzatura televisivi e, oltre a internet, i sempre più dominanti cellulari. I grossi editori, è ovvio, hanno cercato di fare sempre più il loro interesse in termini economici, vendendo cose che non si possono definire letteratura, acquistando spazzatura dagli agenti letterari in cambio dei diritti per la pubblicazione di superscrittori americani.



A supplire a questa mancanza di qualità sono subentrati i piccoli editori che nel tempo si sono moltiplicati tramite la formazione di cooperative oppure di associazioni culturali. Queste piccole e medie case editrici sono state agevolate da bravi autori che credono veramente nella scrittura e nella condivisione della cultura e che, in virtù della difficoltà nella gestione delle piccole case editrici da un punto di vista economico, non hanno chiesto di essere pagati o hanno chiesto pochissimo.



Si è così creato un circolo virtuoso che si basa su ideali e idee più che su questioni finanziarie. Io sostengo la libertà di poter decidere di cedere il mio prodotto anche gratuitamente se credo nella qualità di chi mi pubblica e nella sua capacità e volontà, tramite i libri, di... non dico cambiare il mondo ma quantomeno renderlo migliore. Poiché, purtroppo, anche qui ci sono i furbastri che sfruttano il lavoro altrui per arricchirsi, fanno contratti e non pagano mai, bisogna essere accorti e saper scegliere bene.



Inoltre vorrei accennare un attimo anche all'operazione che sta conducendo Marcello Baraghini, tra i fondatori di Stampa Alternativa, che nel corso del tempo ha sempre più perseguito l'obiettivo di una letteratura di qualità a un prezzo popolare e fu per questo che a suo tempo inventò i mille lire. Il passo successivo è quello che sta compiendo adesso; libri diffusi gratuitamente senza copyright direttamente dal sito, i libri cartacei a un costo minimo. Pubblicherò il mio nuovo libro, scritto con Simonetta Hofelzer, puntando su questa operazione chiamata “riapriamo il fuoco editoriale” e sarà presentata al Festival Internazionale della letteratura resistente a Pitigliano il 9,10 e 11 settembre. Sarò presente il 10 alle 18 con il mio libro, Animali da macello.




Ma c’è davvero differenza tra un libro scritto da un uomo e quello scritto da una donna?

La differenza è nelle sue qualità intrinseche o nel percorso che fa per arrivare al pubblico, che lo porta a essere percepito diversamente?



Sinceramente penso che si tratti della seconda ipotesi. Ho avuto una grande lezione, a tal proposito, dall'amica scrittrice Patrizia Pesaresi che durante le sue lezioni nelle scuole di scrittura portava dei ritagli di testi scritti da uomini e scritti da donne, senza firma, e tutti regolarmente non riuscivano a capire quali erano scritti da uomini e quali erano scritti da donne.

Non credo che ci sia una differenza abissale nel modo di scrivere, che è determinato anche dalla volontà personale e non solo dal carattere e dalle condizioni sociali come invece succede per i tipi di comportamento individuale.



Cosa non si è ancora fatto e cosa si può fare.



Credo che si tratti di una domanda oziosa, nel senso che oggi possiamo veramente fare tutto quello che vogliamo. Il problema è come farlo circolare. Il problema è la qualità di quello che facciamo circolare. Non è questione di un nuovo prodotto.



La Diabolica Domanda: Immagina di essere un mitico fabbro. Hai il potere di forgiare qualcosa che ancora non esiste e di renderlo reale: a cosa daresti vita?



Allo stesso modo, se io fossi un fabbro non credo che forgerei qualcosa che non è mai stato forgiato, ma, se avessi anche il potere di fare in maniera che questa mia invenzione venga utilizzata (cosa molto più difficile che forgiarla) credo che farei un passo indietro e fornirei strumenti concreti, tangibili, che possano permettere agli uomini di essere meno invasivi nei confronti della Terra e che tengano conto delle tecniche e dei mestieri che ci davano modo di non essere di così grande impatto come invece lo siamo oggi, strumenti a leva, a manovella, che non richiedano l’uso di corrente elettrica e che ci facevano sudare un po’ di più, ma perché no. Tu dirai: ma che c’entra questo con la scrittura? Guarda, un po’ di lavoro manuale e un po’ di sudore ci renderebbero tutti scrittori migliori.






Ringrazio anche Alda per la sua gentile disponibilità nel rispondere alle mie domande e comincio un po’ a tirare le somme di quanto sin qui letto in queste due interviste. Servirebbe naturalmente più materiale, ma già così è naturale che sorgano alcune domande:



Perché il genere horror in Italia è solo appannaggio maschile? Da dove nasce la nostra tradizione letteraria in questo ambito, se di tradizione letteraria possiamo parlare? Insomma: abbiamo anche noi una nostra Mary Shelley, o c’è stato più che altro un inserirsi in un filone già avviato in Italia da scrittori uomini?



Alla prossima Diabolica Intervista (o avrà magari più l’aspetto di una diabolica incursione?).

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